La decisione de quo che potremo scherzando intitolare “Grazia per Mondadori” mette in risalto da un lato il margine di esame delle questioni demandate alla Corte Europea e dall’altro esamina il rischio di confusione con riguardo ai marchi rinomati facendo cenno al pregiudizio e all’indebito vantaggio che ne deriverebbe.
Nella contesa tra Mondadori e Grazia Equity GmbH che aveva chiesto all’UAMI la registrazione del proprio marchio “GRAZIA” in classe 35 e 36, Mondadori invoca ai fini del rigetto del marchio avversario, i suoi precedenti diritti e in particolare sul marchio italiano del 2003 “GRAZIA” registrato nelle classi 3,9,16,18,25, 38 e ne rivendica il carattere rinomato. La Corte stabilisce che le violazioni riferite dall’art. 8.5. del Reg. CE 40/94, quando esistono, sono conseguenza di un certo grado di somiglianza tra il marchio anteriore e il posteriore, quale risultato di un certo collegamento che il pubblico del settore rileva anche se non si confonde. In assenza di tale collegamento, l’uso del marchio posteriore non può qualificarsi come indebito vantaggio o detrimento al carattere distintivo del marchio anteriore.
La Corte conferma la decisione del Tribunale di I Istanza ritenendo che “non esiste rischio di una connessione esistente tra i segni esaminati, atteso che i servizi e i prodotti protetti da tali segni sono differenti; in particolare le immagini che questi evocano alcuna relazione fra loro, il marchio precedente figurativo non ha una forte rinomanza, ma un debole carattere distintivo e il pubblico rilevante è improbabile che confonda i segni tra loro”.

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