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https://electomagazine.it/vinitaly-cina-e-prospettive-per-lagroalimentare/

Al Vinitaly on-line, ovvero i webinars che fan tendenza, in questi giorni si sono confrontati esperti del settore vitivinicolo. Il confronto era sull’export di vini in Cina e sulle sue opportunità per l’agro-alimentare.

L’Agro-alimentare italiano, grazie alle ultime politiche governative, è in realtà in agonia e peggio sarà, riteniamo, nel 2021 grazie all’esito del G20 con presidenza italiana sul cibo “sostenibile” la cui agenda sarà organizzata insieme alla FAO con a capo il cinese Qu Dongyu che si avvarrà di una Food Coalition. Coalizione che ufficialmente tenderà a migliorare “la resilienza dei sistemi agro-alimentari e delle persone vulnerabili in tutto il mondo , e di evitare che l’attuale emergenza sanitaria degeneri in crisi alimentare”.

Belle proposte che, chi sa leggere tra le righe tende ad interpretare in modo difforme dal loro confezionamento brillante (e specialmente a fidarsi poco di parole mutuate dalla psicologia ed applicate ad altri settori), soprattutto se pensiamo a tutte le belle proposte e agli aiuti umanitari approntati in vari settori e per vari territori, tra cui l’Africa, da parte delle organizzazioni internazionali. Con il risultato – di fatto – di aggravare e mai risolvere la povertà, lo sviluppo di tali realtà, la condizione dei diritti umani. In tanti anni di “aiuti” umanitari, per fare un esempio, l’Africa sarebbe dovuta diventare un continente riscattato, essendo peraltro una terra ricca di risorse, sempre che di veri aiuti si fosse trattato e sempre che fossero stati indirizzati nel verso corretto.

Pertanto, le intenzioni di questa Food Coalition, – alla luce delle politiche UE repressive della piccola impresa, piene di orpelli e di adempimenti burocratici, finanziari, fiscali, afflittive di tradizione e territori locali, oltremodo complicate dalle prassi e dalle normative italiane in merito – potrebbero dirigersi verso il totale stroncamento delle micro-comunità produttive di qualità, delle piccole e medie aziende con un legame forte con tradizione e territorio. E a vantaggio di multinazionali agro-alimentari-farmaceutiche con ritorni e profitti non certo destinati alla sostenibilità dell’accesso al cibo e al cibo di qualità e della sua sicurezza, ma solo per l’espropriazione del diritto alla vita, alla salute, al cibo di qualità, alla proprietà privata che sarà l’ultima tappa, alla libertà di impresa: obiettivi che perseguono le grandi holdings e le lobbies che eleggono i presidenti degli Stati Uniti, che scelgono i governi, che decidono sulla vita o la morte dei Popoli.

Ci potremmo riscoprire (e accade sempre più spesso) tutti intolleranti a qualcosa, allergici a qualcos’altro, esposti a tumori al colon, al pancreas, all’intestino e scorderemo il sapore, la genuinità e la non tossicità del latte di mucca che non prende antibiotici e che non viene pastorizzato secundum “Ordinem”. Chissà se la vita media si allungherà e con quale qualità.

Ma tornando alle prospettive del Vinitaly e, quindi, alla possibilità di reggere a breve periodo, ciò che richiede il mercato cinese, ovvero quello che è diventato in questi anni un impero proprio grazie alla contraffazione e al vilipendio dei diritti umani, è guarda caso la “qualità”.

Ci dicono “wine educators” cinesi (una volta i sommeliers erano europei), esperti di mercato del cibo e così discorrendo, che precedentemente al Covid19 il mercato cinese si orientava verso le “bollicine”. Con la segregazione in casa si è avuto occasione di degustare altri tipi di vino, ma bisogna creare la wine/food experience incrementando, guarda caso il mercato on-line di Alibaba e Amazon che sono diventati ormai il Mercato, dopo la morte o l’agonia di negozi, rivenditori locali, agenti. E anche questo ci racconta molto sul futuro dell’agroalimentare e non solo.

Ci dicono che non sono indifferenti alla tutela delle denominazioni d’origine, ma i Cinesi non vogliono essere presi in giro ed esigono certificazioni di qualità in merito, investimenti sulle etichette, un’esperienza sensoriale che passa tramite la proprietà intellettuale e tramite certificazioni, studio del packaging, del design, del marchio, della comunicazione.

Perciò la qualità si sposta a breve termine verso la Cina ma bisognerà vedere quanto sarà disposta a pagarla, mentre alla fine del 2021 in Europa mangeremo dalla spazzatura.

E c’è chi sostiene che l’Apocalisse sia solo rigenerazione. La fenice è giunta al suo ultimo respiro, speriamo allora che risorga o che queste righe siano solo lette come narrazioni moderne delle favole degli intramontabili Grimm.

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