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[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css=”.vc_custom_1506400282069{margin-bottom: 0px !important;}”]Agroalimentare-La natura ci ha dato i semi e non ha chiesto un prezzo: quale futuro per il cibo di qualità?

Nonostante lo slogan di Expo sia “Nutrire il pianeta” sembra che non ci sia accordo su come nutrire il pianeta.
L’8 luglio 2015 è passata la relazione Lange in relazione al 10 Round sui negoziati per l’approvazione dei TTIPs (Transatlantic Trade and Investment partnership) che segue al CETA (Agreement between the EC and Canada) il cui testo definitivo non ancora ratificato è stato reso noto il 26.9.2014. Si tratta di un accordo siglato tra il Canada e l’Unione Europea in relazione al bilaterale riconoscimento e tutela delle denominazioni d’origine . Come negli Stati Uniti, anche in Canada l’unico sistema di protezione di diritti di proprietà industriale accreditato, a parte le normative brevettuali, è quello dei marchi che ha consentito strenue battaglie nel Nuovo Continente tra i titolari diritti sui generis come le dop, igt, stp e coloro che le stesse avevano ivi registrato come marchi. Alla luce di questo Accordo Europa-Canada l’Europa non ne esce a testa alta dal momento che seppur si è vista riconoscere sulla carta una minima tutela per le denominazioni de quo la stessa è rimasta limitata a un centinaio di denominazioni che non avrebbero potuto accedere ad una tutela come marchio in Canada perché ormai volgarizzate e ad un piccolo elenco allegato all’accordo, senza previsione di estendere la tutela alle denominazioni in corso di registrazione o che si verranno a individuare, né tanto meno esiste una previsione relativa alle autorità competenti e preposte alla verifica in Canada e ai relativi strumenti. L’accordo, inoltre, è stato limitato ai soli prodotti agricoli o alimentari e non ai “beni” come sostenuto nell’accordo TRIPs del 1994 che riprendeva una tutela già riconosciuta dalla Convenzione dell’Unione di Parigi del 1883. Esso segue la tendenza europea di abolizione delle STG (specialità tradizionali garantite) lasciando cadere le proposte di modifica del 2010 protese al riconoscimento delle eredità gastronomiche e culturali tradizionali. Con la relazione Lange dell’8 luglio si arriva ad un percorso in discesa per l’approvazione dei TTIPs che comporteranno la riduzione di dazi doganali tra Europa ed USA che sulla carta dovrebbe favorire l’export bilaterale, senza tener conto delle normative statunitensi a tutela della proprietà intellettuale che non riconoscono, né tutelano le denominazioni e della disparità di trattamento per le aziende europee che da un lato investono in qualità e certificazioni e subiscono pesanti controlli nazionali le quali dovranno competere sul medesimo territorio comunitario con multinazionali e aziende titolari di marchi spesso identici alle predette denominazioni senza rispettarne gli standards. Le istanze nazionali degli Stati Europei rappresentate ultimamente da Grecia, Spagna, Polonia avrebbero potuto rallentare il processo di negoziazione e approvazione dei TTIPs , con un accrescimento della competitività del mercato basato su prodotti coperti da dop, igt, stp, tuttavia l’irrisorietà attuale delle loro azioni ha condotto ad un passo avanti per il negoziato TTIPs. Ne deriva che una riflessione va seriamente stimolata tra le aziende agro-alimentari europee sull’entità e la remunerabilità delle destinazioni economiche di bilancio tese all’acquisizione di denominazioni d’origine, a meno che non si promuova un serio pressing sulle politiche europee.
Analogo discorso vale con riferimento alla Proposta del 6 maggio 2013 di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla produzione e messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale (ovvero la brevettabilità dei semi).
Certamente, invece, la competitività rappresentata dal cibo di qualità e dal suo appeal sul mercato potrebbe invece far sviluppare nuovo mercato laddove le istituzioni locali sviluppassero e patrocinassero coi privati disciplinari per denominazioni comunali d’origine o quale contrasto con normative come quelle d’oltreoceano la creazione di marchi collettivi.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

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